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TERZA VIA

LA PAROLA DELLA DOMENICA

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Appunti e spunti di riflessione tratti dalle meditazioni domenica li di don Nicola intorno alle letture domenicali

LE LETTURE

LA TERZA VIA

Il canto laico che precede la messa, oggi, introduce bene il tema della IV domenica di quaresima.

“Oggi Dio non ho” , è questo il titolo della canzone parla  della condizione in cui si trova l’essere umano quando attraversa il deserto, o peggio, quando si trova in esilio da se stesso ovvero nella sensazione, non così rara nel percorso di ciascuno, della mancanza di certezze o di prospettive significative.

Don Nicola parte dalla esperienza dell’esilio, in cii il popolo ebraico si smarrisce.

Peraltro anche i nostri esili contemporanei sono sempre molto duri e impegnativi. E spesso, anche noi, in essi ci perdiamo.

Ma una grande risorsa umana, una preziosa occasione per ritrovarci sono proprio i sentimenti. Anche quando li proiettiamo sull’immagine di Dio, complice una lettura superficiale del testo biblico.

In realtà  è molto bello, rileggere i racconti evangelici in una logica di processo, in cui tutti i passaggi trovano senso e luce, includendo anche  l’esperienza angosciante dell’esilio e del deserto.

Ci aiuta in questo , il brano evangelico di san Giovanni che riprende il tema del passaggio dalle tenebre alla luce (che a Pasqua si palesa e si manifesta pienamente).

Ed è molto bello, in tale prospettiva, riprendere, come fa don Nicola, il tema del percorso che, iniziato da una riflessione a proposito d del volto e della maschera, oggi ci indica un altro passaggio, successivo a quello del  deserto (in cui ci si può perdere ma anche  ritrovarsi) vale a dire, il confrontarsi con l’esperienza dell’esilio (che a differenza di quella relativa al deserto, non viene scelta, ma subita).

In realtà oggi viviamo, obbligati dalla pandemia, una  la condizione di oggettiva, limitante difficoltà legata alla lontananza forzata dal nostro prossimo.

Ma, allargando lo sguardo, dobbiamo riconoscere, come ci aiuta a fare don Nicola anche i tanti passaggi fondamentali che segnano le nostre vite e che possono, in vertà aiutare a crescere piuttosto che a disperare:

  • dalla vita alla morte
  • dal tradimento al perdono
  • dal deserto alla comunità
  • dalla maschera al volto vero.

E, proprio a proposito del volto vero e del tema della maschera, don Nicola propone una riflessione molto stimolante che parte dalle impegnative   domande: Qual è il volto vero di Dio? Che volto ha veramente Dio?

In realtà molto spesso il volto che attribuiamo a Dio è una nostra proiezione, soprattutto quando lo percepiamo, adirato, duro, minaccioso.

In effetti, Dio è assolutamente amore e tenerezza e non si lascia confondere o turbare dalle nostre ostinazioni.

La testimonianza di Nicodemo, citata nel vangelo di oggi  rappresenta proprio un’occasione per approfondire questi interrogativi.

Nicodemo, infatti, nella narrazione evangelica,  è attraversato da paure e insicurezze.

E don Nicola ci ricorda la sua figura descritta, in altri passi evangelici, come titubante e insicuro, come  “uno che normalmente cammina di notte per non farsi vedere”. Ma anche come colui che, quando Cristo si ritrova davanti ai giudici che lo condanneranno, non ha esitazioni:  prende coraggiosamente posizione.

In effetti, questa figura segnata da paure e di insicurezze, tanto simile a noi, ci permette di considerare una terza strada, che non è quella della fuga o dell’eroismo.

Tant’è:  Dio: non condanna Nicodemo ma lo accoglie con tenerezza e comprensione.

È  infatti, nell’amore, testimoniato da Cristo, con la sua vita, la indicazione più vera dell’atteggiamento da coltivare   di fronte alle “intemperie” della vita.

In effetti, non c’è amore senza sofferenza, senza dolore. Non siamo e non saremo capaci di vero amore, ci ricorda don Nicola, ma non per questo dobbiamo condannarci e pretendere di negare le nostre paure.

In effetti, il collante è l’amore. Ma non l’amore sdolcinato e romantico, da romanzo rosa, che cerca sensazioni più che significati,  bensì un amore che  mostra comprensione e pazienza verso per le debolezze umane.

In effetti, ed è questo il messaggio ulteriore che don Nicola ci propone, Gesù trasforma, aiutandoci a percorrere una via nuova che non implica una scelta estrema tra coraggio o viltà, coerenza o incoerenza, resistenza o debolezza, perfezione o errore.

Gesù mostra una terza via: il rispetto che abbraccia l’imperfezione, la fiducia che accoglie la fragilità e la trasforma.

La terza via di Gesù è credere nel cammino dell’uomo più che nel traguardo, puntare sulla verità umile del primo passo più che sul raggiungimento della meta lontana.

 

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