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caosinforma 142

Con questo numero di caosinforma, il 142 (scaricabile anche nella versione pdf ) intendiamo riprendere una riflessione, avviata già qualche anno fa, su un tipo di droga molto più subdolo, immateriale, ma (ahi noi) molto più diffusa e pervasiva di quelle riconosciute chiaramente e scientificamente. E che sempre più pervade la nostra società e interroga il nostro Centro.

Una droga che, per parafrasare la "società liquida", vogliamo qui definire "droga liquida", da non confondere con l'alcolismo, che pure ne è una significativa espressione. Difatti, come sosteneva Zigmunt Bauman *(1), con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più per l'altro un "compagno di strada" ma un antagonista da cui guardarsi e con cui non si fa in tempo a condividere un sistema di regole e di valori, che ne avanza velocemente un altro. Ciò lascia, di fatto, un vuoto di identità sociale e personale che ci si illude di colmare con la velocità dei nostri ritmi o col possesso di oggetti, e sostanzialmente evitando di coltivare sentimenti di attaccamento alla comunità sociale, quindi relazioni valide, e di porsi domande sul senso e sul significato della vita. Un atteggiamento socialmente diffuso, una sorta di moderna anomia sociale (per usare una categoria utilizzata dal fondatore della sociologia moderna, Emile Durkheim memoria *(2)) che ha minato le basi della contemporaneità, l'ha resa fragile determinando una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di "liquidità" e dove le uniche soluzioni per l'individuo senza punti di riferimento sono l'apparire a tutti i costi e il consumismo.

In realtà si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all'altro in una sorta di bulimia senza scopo. "La modernità liquida", per dirla con le parole del sociologo polacco, è "la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza". Le nuove droghe, o meglio le nuove dipendenze, sono quanto mai funzionali a questo tipo di mentalità e, aspetto ancor più caratterizzante, ne rappresentano, almeno simbolicamente, la costante. Difatti l'elemento costante delle nuove dipendenze è proprio il loro mimetismo sociale, la capacità di nascondere la loro pericolosità (in quanto "conformiste"), il loro fortissimo potere di condizionamento e di proliferazione, essendo "culturalmente" diffuse. Stiamo parlando, per esempio, della dipendenza dal gioco, della dipendenza dai social network, della dipendenza da internet, della dipendenza dalla pornografia, della dipendenza dall'eccesso di informazione. E a queste nuove droghe che, detto per inciso, non sostituiscono quelle "vecchie", dedichiamo uno spazio di approfondimento nelle rubriche del nostro caosinforma.

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