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"DESERTO"

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Stavolta don Nicola parte dal colore: il colore viola, Il colore che nella tradizione liturgica richiama la penitenza, l’attesa e il lutto. Ma che in realtà prelude alla gioia dell’Avvento.

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da Satana”. (Marco 1,12-15)

E don Nicola prende spunto proprio dal verbo “sospingere” interpretato come uno scossone, ovvero una sollecitazione ferma ad affrontare il luogo del deserto, o meglio il “deserto dell’anima” e non certo per il gusto di lasciare il suo amato figlio (e in fondo ciascuno di noi) in preda alla tentazione. Ma per farci scoprire la vera energia che si nasconde dietro la cortina fumogena delle nostre paure.

Ancora una volta, dunque, una lezione d’amore.

Difatti cos’è la tentazione? Se non un’occasione per permettere all’uomo di scegliere? Di rafforzare la sua fede e radicare la sua appartenenza nell’amore di Dio Padre?

La tentazione, in effetti, ci esorta a   a scegliere la direzione verso cui orientare il cammino.  E forse l’essere tentati è assolutamente necessario, per restituire la verità e la libertà alla persona umana.

In realtà - ci aiuta a riflettere don Nicola - quelle bestie che Gesù incontra, sono anche il simbolo delle nostre parti oscure, gli spazi d’ombra che ci abitano, che non ci permettono di essere completamente liberi o felici, che ci rallentano, che ci spaventano. Sono, in altri termini, le nostre paure, le esperienze dolorose, le cadute che un giorno ci hanno spaventato, catturato, ferito.

Ma è proprio lì che possiamo e (dobbiamo) imparare a stare con Lui, o meglio scoprirlo nel nostro sé, quello profondo.

Imparare con Lui a stare lì, e a guardare in   faccia le nostra debolezze, le nostra ombre, le nostre paure e dare loro un nome, senza illuderci di poterle ignorare o, peggio, negare.

È importante, invece, riconoscerle e dare loro una direzione.

Esse sono parte del nostro disordine interno e incontrarle diventa allora una preziosa occasione di chiarificazione. E questa apertura, questa visione non può avvenire se non attraverso la nostra fragilità umana che diventa, però, proprio allora, una preziosa, fonte di esperienza, di ancoraggio della nostra vita.

Possiamo ben dire, allora, che senza tentazioni, senza scelte anche sofferte, non si vive veramente. Scompare la libertà e la vera natura umana.

Di fatto, nel deserto, ovvero nella partita decisiva, faccia a faccia con la tentazione della divisione, l’uomo ha veramente la possibilità di scoprire la forza unificante dell’amore.

Cosicché dal deserto può emergere la vita vera, con la fioritura dei colori e creature luminose che rischiarano il buio con l’annuncio della Buona Notizia. 

Ed è proprio questa l’esortazione finale di don Nicola, rivolta, come ci ha abituati a fare in queste celebrazioni domenicali, anche alla nostra nella nostra esperienza operativa.

Andare oltre la denuncia del malessere e diventare noi stessi annuncio di un modo sempre nuovo di stare insieme e di fare squadra.