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16/02/2013 - 10:29:19
BISOGNO DI COMUNITA'

Il prossimo numero di  caosinforma, il 61esimo, è dedicato al “bisogno di comunità”. 

Infatti il  modello di interazione sociale che la comunità propone, l’intensità delle relazioni affettive che lega le persone  che ne fanno parte,  i valori cui si ispira,  la spiritualità  che ne è alla base, ne fanno un’esperienza sempre  valida.  Lo testimonia, se non altro,  la storia e la tenuta di questa millenaria esperienza di solidarietà, praticata in quasi tutte le latitudini del globo terrestre.

Una proposta che trova la sua radice in un modello di uomo  che completa la sua natura nel rapporto con il gruppo dei simili e che  nel gruppo trova  l’occasione   e per crescere al di là di uno sterile, esasperato individualismo...

“Il mito  della Comunità Terapeutica che tutto risolve è finito”.

Abbiamo spesso citato quest’affermazione  negli ultimi numeri di caosinforma.

E i dati dell’ultimo decennio parlano chiaro:

·         nel 1996 c’erano 1372 Comunità  terapeutiche, con circa 24.000 utenti

·         nel 2011 ce ne sono 730   con circa 11.000 persone, di cui 204 semiresidenziali

·         l’aumento della cocaina è costante

·         l’età dei tossicodipendenti giovani sempre più bassa

·         oggi i consumatori spesso hanno lavoro e famiglia

Ma se è vero che il modello  della comunità terapeutica va ristrutturato in risposta ai cambiamenti  del nostro tempo e riproposta secondo un modello più aperto e flessibile, più adeguato alle caratteristiche dei nuovi utenti, la proposta comunitaria rimane insostituibile.

Infatti il  modello di interazione sociale che essa propone, l’intensità delle relazioni affettive che lega le persone  che ne fanno parte,  i valori cui si ispira,  la spiritualità  che ne è alla base, ne fanno un’esperienza sempre  valida.  Lo testimonia, se non altro,  la storia e la tenuta di questa millenaria esperienza di solidarietà, praticata in quasi tutte le latitudini del globo terrestre.

Di fatto  la Comunità non è solo terapeutica, è anche un paradigma per le esperienze formative ”extra-comunitarie” , un “format” basato sull’esperienza   della condivisione, del confronto, dell’interdipendenza positiva e, in quanto tale, esportabile in contesti laboratoriali, formativi, scolastici e,  perché no, (mai dire mai)  politici.

Una proposta, dunque,  quella comunitaria, che trova la sua radice in un modello di uomo  che completa la sua natura nel rapporto con il gruppo dei simili e che  nel gruppo trova  l’occasione   e per crescere al di là di uno sterile, esasperato individualismo.

E in effetti la proposta comunitaria rappresenta il naturale antidoto al mito dell’affermazione individuale esasperata, al relativismo morale ed etico  come filosofia di vita, al miraggio del successo individuale a tutti i costi, alla falsa  risposta ad una domanda di senso cui  la società contemporanea spesso   non  sa come rispondere altrimenti.

Non a caso,  va detto anche questo, il modello di vita comunitaria  è l’unica esperienza terapeutico - educativa  che ha funzionato efficacemente per  tirare fuori i giovani dalla piaga sociale della  tossicodipendenza. Espressione drammatica, quest’ultima,  di  un disagio  che, a ben guardare,  è il precipitato  dei guasti sopra citati. 

Ma non solo. Di fronte ai contemporanei, inquietanti, fenomeni generati dalla economia e dalla finanza globalizzata, risulta sempre più evidente che, anche a questo livello,   non sono più sufficienti i rimedi finora esperiti, come l'economia sommersa, la famiglia come soggetto economico, la piccola impresa, i patti sociali o azioni educative di corto respiro, ecc.

Anche per questo  la proposta comunitaria deve trovare una necessaria riscoperta. L'assenza di mediazioni sociali e politiche, tipica della nostra epoca,  rischia infatti di amplificare il disagio dei cittadini e dei giovani,  ulteriormente mortificati dalla prospettiva di una gestione della “cosa pubblica” affidata a  ristrette e spesso ciniche oligarchie politico –finanziarie.

Del resto, la stessa “rete”, deve essere rivalutata in termini di Geimenshaft (= comunità sociale) piuttosto che  definita solo in termini di Gesellschaft (= associazione). Laddove la Geimenshaft deve essere l’elemento fondante di un nuovo  processo di sviluppo sociale. Deve diventare, in altri termini, modello di riferimento delle relazioni tra le persone, gli enti e le organizzazioni.

Complessa ma affascinante, l’istituzione di una vasta rete di soggetti pubblici, del privato e del privato-sociale, a livello nazionale ed e europeo, potrebbe permettere il consolidamento di un nuovo sviluppo sociale attraverso   una  intensa azione di  intermediazione sociale. Di questo oggi più che mai c’è bisogno.

Figure centrali del processo di costruzione della Comunità, le istituzioni pubbliche che, a livello locale, dovrebbero farsi “catalizzatori di processo” ed adoperarsi per favorire la partecipazione attiva di tutti gli attori–chiave del territorio.

Dedichiamo, dunque, questo numero di caosinforma al “modello comunità”, o meglio ai diversi modi di fare comunità, da quelli con finalità di recupero a quelli con finalità formative, da quelli con finalità produttive a quelli con finalità di benessere sociale.

Tutti peraltro riconoscibili dalla scelta, ineludibile,  di lavorare in gruppo e di porre al centro di ogni azione  il valore primario della persona.

Mario Scannapieco